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TUTTO PARTE DA UN INIZIO

September 30, 2016

Tutto parte da un inizio.

Un viaggio di mille miglia comincia con un passo, così una storia d'amore, un'amicizia o una ricerca artistica. Inizialmente si tratta di curiosità, di piacere, una sfida, poi diventa una necessità che non si può soffocare. Lo ha sperimentato Rousseau il Doganiere, il pittore francese che scoprì la pittura a quarant'anni, per anni biasimato dai critici che gli rinfacciavano le evidenti incongruenze stilistiche tipiche di un autodidatta e la mancanza di studi accademici.  L’elenco di artisti che non hanno seguito percorsi “regolari” è lungo e comprende personaggi famosi, come Van Gogh o Antonio Ligabue. Artisti che, i

 

n molti casi, hanno fatto le attività più disparate prima di scoprire la pittura e che, poi, hanno imparato da autodidatti, guardando le opere degli altri, conoscendo artisti, confrontandosi con la critica. Anche Michela Rompato ha intrapreso questa via coraggiosa.

Nell'esposizione che qui presentiamo abbiamo scelto di organizzare le opere della pittrice secondo delle "isole" tematiche e cronologiche. Notiamo innanzitutto che la strada che l'ha porta all'astrazione passa attraverso il dialogo con un albero. Un albero che appare smaterializzato, trasfigurato su fondi oro e argento: è il punto di ricongiunzione tra la terra, dove affonda le radici, e il cielo, verso cui si protendono i rami. Da qui parte la ricerca di linee orizzontali e verticali utilizzate secondo un ritmo armonioso. Michela utilizza la tecnica dello spugnato per creare una spazialità che oltrepassa il limite della tela, prosegue sui bordi, esplode dai limiti ed esalta la pienezza della Quercia che si protende verso due sensi opposti, verso il basso, ossia verso la profondità delle radici e sempre più in alto nella maestosità delle fronde. Lentamente, l’albero prende la forma di un reticolo, reso attraverso l’incrocio di tratti orizzontali e verticali realizzati con le spatole. Nascono quindi opere come Dentro e Fuori, tele al limite tra il figurativo e l'astratto, immerse nella luce da cui spiccano pennellate disposte in un ordine caotico, un accordo cioè tra il piacere della ragione e il gusto dell’immaginazione. In tutto questo spostamento strumentale c’è lo sforzo verso l’opera che cambia: le successive incisioni e sottrazioni di colore eseguite dall’artista sorgono imprevedibili e lasciano riemergere gli strati profondi della materia e il tempo da loro trattenuto. Una metodologia quest'ultima che ci avvicina alle sperimentazioni del grande Gerhard Richter. Si tratta, anche in questo caso, di interventi che vogliono valorizzare la potenzialità del gesto e rendere accessibile nella forma lacerata, sotterranea del colore, ciò che sfugge, ciò che è sommerso e senza memoria. E' con questo ciclo di lavori che comincia per Michela Rompato la tensione continua verso la fusione dell’arte con l’interiorità. La natura ammirata e contemplata le accende uno stato d’urgenza di arrivare al nocciolo delle cose per individuare, come insegnano Cézanne o Mondrian, la struttura invisibile, il ritmo, il modulo, la base della bellezza.

Nelle sequenza delle Anime, opere astratte costruite secondo un preciso disegno geometrico, ritorna in modo preponderante l'uso dell'oro e della simbologia ancestrale, come ci suggerisce la suddivisione della superficie in tre riquadri realizzati a stucco modellato e garza. Dalle religioni più antiche, passando attraverso l’alchimia, l’oro è divenuto simbolo dello sforzo umano per raggiungere l’intima verità delle cose, la perfezione estetica e morale, quindi il modello massimo dell’esistenza. L’oro entra attraverso la storia antica dell’arte in quella contemporanea segnalando la volontà di recuperare la sacralità del soggetto. Lo aveva ben capito Klimt con la ripresa degli sfondi oro dopo aver studiato la pittura bizantina e l’arte italiana pre-rinascimentale.

Il percorso espositivo che qui si offre procede tra luci e colori: l’oro accende, impreziosisce, diviene materia cromatica di ampie e piccole superfici. Arriviamo finalmente alla "pittura delle tessere", potenzialmente riproducibili all'infinito, dove possiamo scoprire che ogni settore racchiude un mondo, unico e indipendente, connesso allo spazio più prossimo da una trama dorata. Si crea in questo modo un percorso avvincente di parallelismi fra un livello "visibile", tangibile, ed uno "sotterraneo" a cui Rompato vuole dare forma. Nella metafora della tessera - una metafora che richiama lo splendore dei mosaici bizantini, la parte per il tutto - viene potenziata al massimo l'incisività e la valenza comunicativa delle linee e dei colori. In Ex voto compaiono per la prima volta le perle a rimarcare il bisogno di sacralità innata nell'uomo che vi si può rispecchiare, ma a rovescio. Così come la croce, che appare nella struttura portante dell'intera opera, ovvero la griglia su cui tutta la materia si aggrappa. In questo monocromo di perle dorate, traspare chiaramente il senso di equilibrio e di unicità: se si leggono attentamente le tessere si potrà notare come esse non siano tutte uguali e lisce. Diversamente hanno la medesima forma di riferimento. Intuitivamente percepiamo queste sagome quadrate e rettangolari come simboli, segni, di definizione e di delimitazione. Il quadrato è la figura geometrica con quattro lati che rappresenta la squadratura della materia, la regolarizzazione di quanto, per sua natura, sarebbe rimasto informe e caotico. Se il cerchio è perfetto, il quadrato è giusto (infatti se una cosa è logica diciamo che “quadra”, inquadrare significa definire qualcosa, esaminare, analizzare nei dettagli).  Il quadrato è il simbolo della terra, ma è anche, ad un altro livello, il simbolo dell'universo creato, unione tra terra e cielo, in quanto è la perfezione della sfera su un piano terrestre. Questo bisogno di segnare la tela con linee rette e di caratterizzarla di tessere si ritrova anche nelle Tre età: in questo caso ciascuna tarsia può essere rapportata ad una presenza, di colore e superficie differente, disposta su tre livelli a ricordare il percorso dell'esistenza che, partendo da una struttura ordinata, procede secondo moti protesi a ritrovare un riquadramento armonico. Un movimento che prende finalmente forma nelle installazioni - come Leggio, Abbraccio, La gabbia ed Electra - e condivide con l'osservatore il medesimo spazio in un dialogo alla pari. Se guardiamo attentamente la pittura di Michela Rompato vediamo infiniti mondi creati da variazioni sottili di spessore, stucchi lavorati a spatola, garze, perle diverse per luminosità, colori puri stesi con una varietà attenta di pennellate incrociate. Il tutto partendo da una natura che è espressione di forze opposte mantenute in equilibrio. Una ricerca artistica che potrà sorprenderci in futuro con interessanti sperimentazioni in quanto costruita su un confronto costante con una società pregna di contaminazioni culturali, perché sempre più multietnica, che si fa attenta ad una realtà che include tutti i tasselli della diversità. Un mosaico di conoscenze e di vissuti sotterranei.

 

Francesca Rizzo, critico d'arte

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